PAUL NIZAN - ANTOINE BLOYÉ


 

«Questo libro racconta la vita di un uomo. Un uomo che ha un mestiere, una moglie, dei figli e che finisce per morire... Antoine Bloyé è un uomo che è costantemente consumato dalla morte, perché non compie i gesti che l'annullano. Egli non compie niente: esiste come tutti; come tutti gli uomini della borghesia, vive in maniera immaginaria in un mondo di fantasmi: i fantasmi del dovere, dell'amore, del lavoro, dell'ambizione, del successo. La sua vita non ha senso, non ha speranza. Per questo vuoto radicale, egli conosce l'angoscia della morte. Antoine Bloyé non è un'eccezione: l'intera società borghese è in preda alla morte. È una delle ragioni che rendono il suo dominio intollerabile. Antoine Bloyé indovina confusamente, facendo appello alle sue origini — che non sono borghesi —, che questa società è il mondo delle vite mancate. E comprende che la sua riuscita sociale ha per risvolto la sua vita mancata. La morte e la borghesia sono i temi principali di questo libro. Attorno ad essi si svolge la descrizione di un'epoca e di costumi più o meno superati. L'ambiente del romanzo è quello delle ferrovie, non meno singolare di quello dei marinai».

(Paul Nizan, 1933)

«Antoine Bloyé, la più bella, la più lirica delle orazioni funebri». J. P. Sartre, prefazione a Aden Arabia.

«Se questo libro è un successo dal punto di vista formale, ci dà piena soddisfazione dal punto di vista del contenuto? L'obiettivo del nostro compagno Nizan era quello di mostrarci che un proletario non lascia impunemente la sua classe... Il nostro compagno Paul Nizan, che vive in mezzo a loro, sa meglio di chiunque altro che rifiutare di arrivare in alto, rimanere fedeli alla classe operaia nonostante le possibilità di carriera e di avanzamento, richiede la convinzione e la fiamma ardente dei rivoluzionari. Antoine Bloyé è la storia di una vita fallita (...) Nizan ha il merito di porre un problema sociale in tutta la sua ampiezza, di mostrare in modo eclatante il nulla della vita dei piccoli borghesi (...). Vogliamo ancora di più... Il nostro compagno Nizan (...) è uno dei leader dell'A.E.A.R., fa parte di quel nucleo di militanti che si batte in Francia per una letteratura proletaria che esprima le aspirazioni spontanee delle masse che il nostro Partito traduce nella sua lotta quotidiana. Il suo libro è una pietra miliare. Siamo certi che nelle sue prossime opere esprimerà l'immenso fermento rivoluzionario dell'epoca e che lo scrittore trarrà beneficio dalla lezione del militante». Jean Fréville in L'Humanité, 17 novembre 1933.

«L'intero libro è come una paziente ricerca della linea di demarcazione tra due classi. Paul Nizan ha trovato un modo meraviglioso di tradurre [questa storia] e mi sorprende, rileggendo la cinquantina di articoli dedicati al suo libro su giornali e riviste, che nessun critico si sia inizialmente stupito. C'è qualcosa di umbratile nello stile di Nizan che appartiene solo a lui e che ha la forza poetica di un grande pittore, voglio dire Gustave Courbet (...). Il primo romanzo del nostro compagno Nizan (...) vale più del suo stile; è la sua ideologia che lo domina. È questo che fa di questo libro non solo un'opera di naturalismo, ma l'espressione di quel realismo socialista in cui la realtà ha il suo volto di classe, in cui la realtà non è un fine, ma un mezzo per la propria trasformazione rivoluzionaria.». Aragon, Commune, marzo-aprile 1934.

«Sarebbe uno scandalo se solo gli "uomini di sinistra" rendessero giustizia a questo romanzo; a meno che non chiudiamo volontariamente gli occhi, a meno che non ci rifiutiamo di vedere le ferite aperte del nostro mondo, non possiamo non riconoscere la verità struggente - e quasi universale - di questo racconto (...). È una testimonianza toccante e incontrovertibile, e so benissimo che se fossi un membro dell'Académie Goncourt, voterei per questo libro». Gabriel Marcel, L'Europe nouvelle, gennaio-aprile 1934.

«Se tutto il libro, fino alla fine, è di questa qualità, avete fatto un bel lavoro e, se ho capito le premesse, un utile lavoro di combattimento. ... Per resistere alla prova del tempo, bisogna fare un'opera d'arte. Gli elementi ci sono tutti. Ma sarebbe necessario dominare questa ricchezza, ordinare questa abbondanza in modo più rigoroso. Se foste morti quest'autunno, avreste lasciato un "capolavoro incompiuto". Vivendo, vi rimprovero di non aver avuto la pazienza di completare l'opera, di darle quella precisione, quell'economia, quella perfezione indiscutibile che le impone il tempo». Roger Martin du Gard, Lettere inedite a Nizan, 21 luglio e 11 novembre 1932.

[Marc Kravitz, in Le Magazine Littéraire, nr. 59/1971 - traduzione D. A.]

Paul Nizan - Antoine Bloyé (Bertani Ed., Verona, 1972)


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