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JEAN DE BOSCHÈRE - MARTHE ET L’ENRAGÉ (1917)

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  Jean de Boschère (1878–1953) è una figura laterale ma magnetica del simbolismo europeo: scrittore, poeta, disegnatore e pensatore visionario, belga di nascita ma profondamente nomade nello spirito. Lo "scopro" di recente attraverso un vecchio numero di Le Magazine Littéraire ed è subito amore. De Boschère non appartiene a una sola disciplina né a una sola patria culturale. È uno di quegli autori che abitano le soglie: tra parola e immagine, tra misticismo e sensualità, tra cristianesimo e eresia, tra corpo e assoluto.  Nel suo romanzo "Marta e il pazzo", con introduzione di Antonin Artaud, una giovane donna, Marthe, vive un rapporto ambiguo e radicale con un uomo segnato da una sorta di furia interiore (“l’enragé”). Ma la vera materia del libro non è la relazione: è il conflitto tra purezza e desiderio, tra amore e distruzione, tra Dio e il corpo. Ecco l'introduzione di Antonin Artaud. "Perché un libro di impressioni d’infanzia? E perché tutto d’un tratto...

L’EFFUSIONE DI VITA

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  La lettura di Christian Bobin ossigena, in senso letterale: ci si ritrova a contatto con le frasi come un viandante su un sentiero di campagna. Al tempo stesso pieni di un’aria salubre e disponibile, aperti a tutte le sfumature, alle presenze che abitano lo spazio. Christian Bobin indica — e con quanta semplicità — la via che collega al Tutto, al Tutto delle forme plurali della vita. Rivelatore, come sembra essere la funzione del poeta, amplia il nostro sguardo sul mondo, cancella le gerarchie. Ed è così, gioioso, saltellante, un po’ grave comunque, che ci mostra un personaggio d’amore, il «Très-Bas», colui che parla agli umili — e l’umiltà risiede etimologicamente nell’humus, a filo di terra. Questa gioia, del resto, è condivisa da Joseph Delteil che tempo fa propose un Francesco d’Assisi danzante e panteista. I due, complici in fondo, non fanno opera di agiografia. Non raccontano tutti i dettagli di una traiettoria santa, né adagiano Francesco sulle pagine appesantite del sape...

CÉLINE O LA DESTRA ASSOLUTA

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  Nel 1932, il Viaggio al termine della notte rivela un nuovo scrittore di sinistra: Louis-Ferdinand Céline. Certo, tutti lo capiscono, è uno scrittore piuttosto particolare, e non è di sinistra come Barbusse, Aragon o Malraux. Ma tutto sommato, stigmatizza l'orrore e la stupidità della guerra, lo sfruttamento sfrontato e sordido a cui sono sottoposte le colonie, la disumanità del capitalismo selvaggio, raffigurato in una delle sue cittadelle, Ford, infine la miseria pietosa della periferia parigina, la disperazione senza ricorso della piccola gente. Utilizzando tutte le armi della sua scrittura, che non è cosa da poco, Céline critica tutto questo, la totalità della realtà sociale contemporanea, e tutto questo è esattamente ciò che il socialismo vuole rovesciare, trasformando il mondo, cambiando la vita. Questo è ciò che si è già impegnato a fare, si dice e si crede, in Unione Sovietica. Aragon ed Elsa Triolet sono entusiasti e si occupano della traduzione russa del Voyage . Lung...

GLI SCRITTORI DELLA DESTRA FRANCESE (1870-1970)

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  Destra e sinistra sono parole che bisticciano da sempre. La lite persiste senza che si sia arrivati con un po’ di costanza e un po’ di precisione a concordare la propria etimologia. Questa è la fonte di molti malintesi e anche di molte confusioni. Ci sono, a quanto pare idee di destra giuste (circa la spiegazione del mondo attraverso leggi naturali e forze oscure) e idee di sinistra (la giustizia, la spiegazione del mondo tramite l’economia e un’ideologia egualitaria). Solo la storia politica ha dimostrato che le idee tradizionali della sinistra sono talvolta preservate da gente di destra e viceversa. Esiste, quindi, un temperamento di destra (aristocratico, pessimista) e un temperamento di sinistra (popolare, ottimista). Ciò complica ulteriormente le cose: accade che i temperamenti della destra siano al servizio delle idee di sinistra (o viceversa): l’esempio più brillante è stato dato da Drieu La Rochelle. C’è, infine uno stile di destra (la disinvoltura) e uno stile di sinistr...

PAUL NIZAN - ANTOINE BLOYÉ

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  « Questo libro racconta la vita di un uomo. Un uomo che ha un mestiere, una moglie, dei figli e che finisce per morire... Antoine Bloyé è un uomo che è costantemente consumato dalla morte, perché non compie i gesti che l'annullano. Egli non compie niente: esiste come tutti; come tutti gli uomini della borghesia, vive in maniera immaginaria in un mondo di fantasmi: i fantasmi del dovere, dell'amore, del lavoro, dell'ambizione, del successo. La sua vita non ha senso, non ha speranza. Per questo vuoto radicale, egli conosce l'angoscia della morte. Antoine Bloyé non è un'eccezione: l'intera società borghese è in preda alla morte. È una delle ragioni che rendono il suo dominio intollerabile. Antoine Bloyé indovina confusamente, facendo appello alle sue origini — che non sono borghesi —, che questa società è il mondo delle vite mancate. E comprende che la sua riuscita sociale ha per risvolto la sua vita mancata. La morte e la borghesia sono i temi principali di ques...

«LA SUPERFICIALITÀ DEI CIRCOLI INTELLETTUALI È PRODIGIOSA»

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  Chi non approverebbe Drieu dopo tanti esempi di malgoverno a destra e a sinistra? Quando critica un parlamentarismo decadente, rimanda indietro i fanatici di Marx e quelli di San Tommaso, denuncia un capitalismo «assassino», come si può contraddirlo? E quando ci si imbatte in un ritratto di Clémenceau, nell'evocazione della partenza per la guerra del '14 con un'allegra riunione davanti a Maxim's, in una lettera a Gide, Mauriac, Paulhan, Maurras, si riconosce il talento dello scrittore. Ha sempre oscillato tra letteratura e politica. In altre parole, il bilanciamento. Non è un caso raro nella società. Della sua giovinezza scrisse: «Già mi aggiravo dappertutto e non mi fermavo mai da nessuna parte». Ma l'eterno vagabondo si avventura in percorsi in cui ci si blocca. Se vi confondete un po' (Jean-José Marchand, nella sua prefazione, ha ragione, ci sono «terribili articoli su Hitler», ma sono del 1944) è generalmente troppo tardi, e perché la guida vi ha deluso. R...

ARLETTY, GAULOISE SENZA FILTRO

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Arletty sarebbe stata derisa se, negli anni Cinquanta o Sessanta, quando la sua carriera arrancava tanto quanto quella dell'amico Audiard stava decollando, le avessero detto che, tra tutte le sue contemporanee, sarebbe rimasta l'attrice più famosa, elevata al rango di leggenda: «Leggenda, leggenda: ti sembro una leggenda?» avrebbe potuto replicare con il suo famoso accento parigino, il suo sguardo sgargiante e il suo inimitabile sorriso sfacciato. L'attrice ha certamente recitato in Les Enfants du paradis (1945), il film più mitico del cinema francese, e può vantare una battuta cult come «Atmosfera, atmosfera: ho una faccia da atmosfera?» in Hôtel du Nord (1938). Tuttavia, né un film né una battuta bastano a costruire una leggenda. Ma Arletty lo è diventata davvero... Al di là degli alti e bassi della sua carriera, la ragione per cui Arletty ha lasciato un'impronta così profonda nei nostri ricordi è che incarna lo spirito francese come nessun'altra donna dell...